SULLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI

di Enrico Zanon – Segretario del CircoloPicture 025

Il quesito referendario a cui siamo chiamati rispondere è semplicissimo nella sua formulazione ma richiama a temi di fondo sulla nostra democrazia: su quante persone vogliamo per rappresentarci, ma – di fatto – sul come lo fanno.

Nella Costituzione in vigore nel 1948 è eletto un deputato ogni 80mila abitanti e un senatore ogni 200mila. Quindi il numero dei parlamentari originalmente doveva essere proporzionale alla popolazione. Fu nel 1963, quando l’Italia aveva circa 50milioni di abitanti, che si stabilirono i deputati in 630 e i senatori in 315, di fatto cristallizzando le proporzioni definite 15 anni prima. Ora però l’Italia ha circa 60milioni di abitanti e ogni parlamentare ha quindi un 20% di popolazione in più da rappresentare.

La facilità degli spostamenti, il progresso tecnologico, la diversa formazione delle leggi (ora anche in capo a regioni e Unione Europea) rendono possibile una maggiore efficienza e quindi un ulteriore taglio dei nostri rappresentanti. Non c’è però un numero magico: a ben guardare l’art.67 della Costituzione dice che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione” intera, quindi tutti noi 60milioni.

Si legge su Openpolis.it che nei primi due anni della corrente legislatura sono stati presentati 3752 disegni di legge, di cui il 90% di iniziativa parlamentare, però l’80% di questi non ha ancora iniziato l’iter parlamentare (2550 non sono mai stati discussi in commissione e 621 non hanno mai visto assegnata una commissione). Solo 108 di questi ddl hanno completato l’iter. Ormai il 67% delle leggi approvate è di iniziativa governativa o è conversione di trattati internazionali e il 70% è la quantità di leggi approvate con solo il 5% o meno di voti contrari.

download (1)I parlamentari possono incidere sulla conversione dei decreti del Governo con i loro emendamenti: nei primi due anni di legislatura questi emendamenti hanno aumentato i commi dei decreti dell’84% andando quindi a rendere il testo ancora più difficile da leggere e capire.

Per quanto riguarda la funzione di controllo del Parlamento sappiamo che sono oltre 10mila le interrogazioni e le interpellanze depositate, ma solo ad un terzo circa viene dato risposta. Se guardiamo esclusivamente le interrogazioni che richiedono una risposta scritta da parte del Governo, siamo al 23% nella scorsa legislatura mentre il Governo Conte II è solo al un ridicolo 1,6% di risposte.

Di fronte a questi numeri è da chiedersi cosa vogliamo farne del Parlamento e delle sue commissioni. Bisogna chiedersi come andrebbero modificati legge elettorali e regolamenti parlamentari. Non si sente nulla di tutto questo. Non si sente nemmeno più parlare del risparmio che questo taglio produrrebbe.

Per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani all’estero, ormai 5milioni solo quelli registrati, questa sarebbe di fatto cancellata.

Insomma, questo taglio di parlamentari non dà alcuna risposta ai problemi di funzionamento del nostro Parlamento e genera maggiori squilibri. In più cancella una fetta di elettorato che ha dovuto allontanarsi per un futuro migliore e che invece dovrebbe valorizzare per dare all’Italia un peso internazionale maggiore sia da un punto di vista politico che commerciale. E infine non dice nulla sugli altri organi di rappresentanza degli italiani all’estero: i ComItEs e il CGIE, che – secondo me – dovrebbero essere riformati rafforzandoli.

Quindi voterò e chiedo di votare NO ma soprattutto chiedo che almeno il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si incontrino per affrontare questi argomenti complessivamente e darvici una risposta.

1 thought on “SULLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI

  1. Si won….but its a mistake now 1/3 of workers in the government’s jobs are at risk, efficiency doesn’t not mean better representation for the people, merely consolidation. The mezzogiorno trusted our Eurocrats and Sad but I think we let them down. Now when they consolidate the North American Senate seat, they you will see

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