Proposta gruppo di lavoro sulla scuola

Ciao a tutti,

ormai molto tempo fa ho detto che mi sarebbe piaciuto occuparmi un po’ di scuola all’interno del circolo. Con i ritmi che mi permette il lavoro, negli ultimi mesi ho cercato di studiare un po’ di cose e mi sono messo in contatto con un paio di persone legate al mondo della scuola, in Italia e non. Di seguito, vi scrivo una proposta per un gruppo lavoro sulla scuola, per chi fosse interessato. Ovviamente, questo può essere un punto di partenza a cui aggiungere altre questioni a cui altri sono interessati (rispondete a circolopdnewyork@gmail.com).

Agenzia_Fotogramma_FGR1360303-kZQB-U3140826197176aU-656x492@Corriere-Web-SezioniMolto spesso quando si parla della  scuola italiana si finisce per parlare delle perpetue situazioni di  emergenza: l’edilizia scolastica, i concorsi per il personale, eccetera. È importante mantenere alta l’attenzione su questi temi ma, mentre sono ovviamente parte di ciò su cui si basa la didattica, sono temi  principalmente amministrativi e, nonostante il loro essere tristemente strutturali, sono problemi che necessitano principalmente di fondi, e non molto di un cambiamento del modo di pensare. Chi non ha un’influenza diretta  su MIUR e MEF purtroppo non può far altro che denunciare la situazione. Credo, piuttosto, che al livello di circoli ci si dovrebbe concentrare su progetti più a lungo termine, ovvero su cosa vorremmo che il ministro  di competenza facesse entro i prossimi dieci o quindici anni. E per  permettere alla scuola e all’università di cambiare le sorti di un paese come l’Italia non basta finanziarle, come viene in genere proclamato, serve anche rinnovarle.

Difficilmente una persona o un partito può riuscire a portare in un colpo solo sufficienti idee innovative per cambiare la scuola. Quello che la politica può fare è mettere in funzione meccanismi che rendano il sistema scolastico intrinsecamente dinamico. Questi dovrebbero amplificare le buone innovazioni sviluppate in singole scuole e promuovere una loro adozione più vasta, e magari la loro assimilazione in riforme della scuola, favorendo la visibilità delle innovazioni della didattica a livello di policy-making. Un sistema scolastico con queste proprietà è anche più stabile e resistente alle fluttuazioni politiche, e il suo funzionamento è relativamente indipendente dalla presenza o meno di un ministro illuminato.

L’obiettivo è prima di tutto comprendere quale sia la situazione attuale. Solo dopo avere una chiara visione si possono fare proposte che portano lo stato delle cose in avanti, e non sono solo riformulazioni di cose che ci sono già. E la visione sulla scuola bisogna costruirla in modo comparativo, non basandosi solamente su ciò che succede in Italia ma anche guardando ad altri paesi. Qui siamo in una posizione privilegiata per farlo, perché possiamo guardare le cose da lontano e perché abbiamo a New York il gruppo del Partito Socialista Europeo con cui siamo in diretto contatto.

Più nel concreto, in Italia a livello istituzionale ci sono due aspetti su cui credo sarebbe importante concentrarsi.

  • Il primo è il rapporto tra INDIRE, l’istituto di ricerca per l’innovazione nella didattica, e il ministero. L’INDIRE ha vari progetti di messa in rete di scuole che svolgono attività innovative (ad es. con i progetti “Avanguardie educative”, “Piccole scuole”, ecc…). Ma progetti di questo tipo dovrebbero essere affiancati da meccanismi che rendano stabili le innovazioni, altrimenti queste rischiano di svanire se gli insegnanti che le hanno promosse non hanno più le energie per portarle avanti, si trasferiscono in un’altra scuola o vanno in pensione. Quindi, quanto spazio trovano i risultati dei progetti di INDIRE all’interno del ministero? Presto potremmo scrivere a Elisabetta Mughini, la responsabile del progetto Avanguardie educative, che mi sembra un buon esempio di progetto di questo genere. Ad es.: Quali sono le occasioni in cui il ministro o altri al ministero sentono cosa INDIRE ha da dire? … Se qualcuno fosse interessato, possiamo buttare giù le domande insieme.

Ci sono molti altri enti, come le associazioni di insegnanti, che si possono includere. Ma penso sia più facile partire da INDIRE, essendo direttamente legato al ministero.

  • Il secondo aspetto che si vorrebbe comprendere è quanto il dibattito pubblico sulla scuola, centrato moltissimo su questioni amministrative, concorsi e contratti, sia rappresentativo del lavoro svolto negli uffici del ministero, o se questo sia più bilanciato e includa di più la didattica. Questo credo dipenda dal background delle persone che lavorano agli uffici del ministero e, legata ad essi, dall’attività di un organo come il Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI), che porta insegnanti direttamente a contatto con il ministero. Da statuto, il ruolo del CSPI è piuttosto limitato. Esprime dei pareri non vincolanti e da quello che ho visto per gli ultimi cinque anni, a parte due pareri autonomi su temi didattici, la sua sensibilità è marcatamente di tipo sindacale. Riguardo a ciò, sto scambiando alcune email con Licia Cianfriglia, membro del CSPI espresso dall’Associazione nazionale presidi, per capire se informalmente esso sia stato usato almeno da qualche ministro come vero strumento consultivo per qualcosa di più costruttivo. Una volta che avremo conversato un po’ di più vi aggiornerò con un riassunto a proposito.

Il tema del ruolo dei civil servants che lavorano al MIUR è legato ad una conversazione che ho avuto riguardo al Canada con Jennifer Wallner, professoressa all’università di Ottawa che si è occupata dei sistemi educativi delle province canadesi, che sono generalmente considerati di successo. Il succo è che, all’interno di ciascuna provincia (gli “stati” della federazione), il sistema è altamente centralizzato e largamente gestito da un apparato burocratico altamente dedicato alla scuola, e che funziona senza necessariamente un continuo feedback da parte del mondo degli insegnanti. Il fatto che l’apparato burocratico sia ben competente in materia lo legittima agli occhi delle componenti della scuola.

Avrebbe molto valore estendere questa panoramica anche ad altri paesi, europei e non. Per esempio, qui negli Stati Uniti – non che sia necessariamente un esempio di sistema scolastico di successo – c’è Achieve, un istituto per certi versi simile ad INDIRE, ovviamente con la peculiarità americana di essere supportato da ogni tipo di fondazione privata (da Bill e Melinda Gates a ExxonMobil). Per gli altri stati europei, sarebbe molto utile e bello coinvolgere qualcuno dai circoli degli altri partiti del PSE qui a New York. Di base, le domande iniziali che proporrei sono equivalenti a quelle elencate sopra: Chi si occupa di didattica nei luoghi decisionali, e che background formativo ha (ad es. una qualche scuola nazionale dell’amministrazione o una formazione più pertinente)? Che rapporti di feedback ci sono tra i luoghi decisionali e gli insegnanti?

Parallelamente su un altro fronte, ci stiamo mettendo in contatto con la responsabile dell’ufficio Educazione del consolato di New York, per parlare dello stato dell’istruzione italiana a New York.

Fatemi sapere se qualcuno è interessato!

A presto,

Francesco Randi – circolopdnewyork@gmail.com

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1 thought on “Proposta gruppo di lavoro sulla scuola

  1. in ancient times there was more than one political party, and 1000 noble familes of the republic

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