Dimissioni di Fioramonti e finanziamento dell’istruzione

francescorandi-round-bw-128di Francesco Randi

Le dimissioni del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca hanno suscitato svariate reazioni, di cui la maggior parte non sono state pertinenti al problema che il ministro Fioramonti ha addotto come motivo delle sue dimissioni, ovvero gli scarsi finanziamenti dedicati all’istruzione nella legge di bilancio. In questo post voglio invece cogliere l’occasione riportare alcuni dati dall’ultimo rapporto dell’OCSE sull’educazione, “Education at a Glance 2019” [1]. Il rapporto descrive lo stato dell’istruzione nei paesi membri dell’OECD/OCSE utilizzando alcuni indicatori che coprono vari aspetti. Tra questi, gli indicatori C1-C7 riguardano le risorse finanziarie investite nell’educazione.

L’indicatore C2 è la spesa per le istituzioni educative in rapporto al PIL (“What proportion of national wealth is spent on educational institutions?”, pag. 278). [Questo indicatore include solo i finanziamenti pubblici e privati che vanno direttamente alle istituzioni educative, e non altre spese che avvengono al di fuori di esse, come libri di testo, tutoring privato, anche se pagate con sussidi pubblici]. In media, nei paesi OCSE viene dedicato all’istruzione il 5% del prodotto interno lordo (PIL): come si vede nei grafici nella figura C2.2 del rapporto, di questo 5% di PIL il 3.5% va all’educazione “non-terziaria” (primaria, secondaria e post-secondaria non universitaria), mentre il restante 1.5% del PIL all’educazione terziaria. Se per l’istruzione primaria e secondaria l’Italia spende il 2.7% del PIL (quindi tre quarti della media OCSE del 3.5%), per l’istruzione terziaria spende solo lo 0.9%, ovvero il 60% della media, per un totale del 3.6% del PIL dedicato all’istruzione. Inoltre, l’andamento è negativo: tra il 2010 e il 2016 il finanziamento dell’istruzione rispetto al PIL si è contratto del 7% (figura C2.3 del rapporto), quando invece l’istruzione, e soprattutto quella terziaria/universitaria, è l’unica cosa che può portare un paese fuori dal pantano sul lungo termine.
Fig. C2.2: Spesa per l’istruzione in rapporto al PIL per l’istruzione primaria e secondaria (pannello in alto), e terziaria (pannello in basso), suddivisa in componente pubblica (verde) e privata (blu). Evidenziata in grigio la media dei paesi OCSE.  Dal rapporto “Education at a glance 2019” [1].
C2.2
Fig. C2.3: Percentuale della spesa rapportata al PIL nel 2016 rispetto al 2010, per la scuola non-terziaria (azzurro), terziaria (verde) e totale (arancione). Evidenziata in grigio la media dei paesi OCSE. Dal rapporto “Education at a glance 2019” [1].
C2.3
La spesa per l’istruzione rispetto al PIL dipende non solo da quanti soldi vengono investiti nella scuola e l’università, ma anche dal PIL del Paese. A cavallo di una crisi economica, il suo andamento nel tempo è perciò determinato anche dalle diverse velocità a cui il PIL cambia e a cui le politiche si adattano. Un altro indicatore utile da considerare è quindi la percentuale della spesa pubblica totale che va a finanziare l’istruzione (indicatore C4): questo mette in luce quale sia l’importanza data all’istruzione rispetto alle altre politiche attuate. Come si vede nella figura C4.2, mentre in media nei paesi OCSE la frazione di spesa dedicata all’istruzione è rimasta pressoché invariata tra il 2010 e il 2016 (-0.8%), in Italia è calata del 12.1%, segno che le priorità del paese sembrano essere altre.
Fig. C4.2: Variazione, dal 2010 al 2016, della spesa pubblica per l’istruzione (verde), della spesa pubblica totale (azzurro) e della spesa per l’istruzione rapportata alla spesa pubblica totale (grigio). Dal rapporto “Education at a glance 2019” [1].
C4.2
In questo scenario, una conseguenza delle dimissioni di Fioramonti è la separazione del Ministero della Pubblica Istruzione da quello dell’Università e della Ricerca. In passato di spacchettamenti e reimpacchettamenti ce ne sono già stati [2,3] ed è chiaro che questa scelta è determinata anche dalla necessità di equilibri tra i partiti di governo. Ma c’è da augurarsi che come effetto collaterale scuola e università non perdano peso all’interno del governo.

Francesco Randi è un Postdoctoral Research Associate presso la Princeton University, co-fondatore dell’Associazione Science Industries e Presidente della sezione di Trieste della Young Minds Section

Riferimenti:
[1] OECD (2019), Education at a Glance 2019: OECD Indicators, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/f8d7880d-en.
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Ministero_dell%27istruzione,_dell%27universit%C3%A0_e_della_ricerca
[3] https://www.tecnicadellascuola.it/due-ministri-per-il-dopo-fioramonti-azzolina-istruzione-manfredi-universita

1 thought on “Dimissioni di Fioramonti e finanziamento dell’istruzione

  1. will Vichy party allow such a desecration of the kingdom of knowledge as this? This could be the moment where the water of the Hoover dam empties into the ocean and our party can challenge the government causing it to fall to ensure a new election

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