Le contraddizioni della rappresentanza di genere

di Alfonso Ricciardelli
La richiesta di una rappresentanza di genere “paritaria” nelle liste elettorali e’ irragionevole e, se applicata, provocherebbe imbarazzo serio, soprattutto in un paese in cui istruzione e lavoro femminile sono ai livelli piu’ bassi del mondo sviluppato.
In primo luogo, il criterio di genere impone a coloro che compilano le liste di abbandonare la strada della scelta dei “migliori” per inserire donne che potrebbero essere non all’altezza della situazione.
Se guardiamo, ad esempio, alPdL, Maria Rosaria Rossi, Michaela Biancofiore, Mara Carfagna, Licia Ronzulli, Lara Comi, Barbara Matera, Nunzia De Girolamo e Nicole Minetti sono tutte donne, eppure – come si dice negli Stati Uniti – decisamente “subpar”. L’essere “donna” non garantisce di per se’ l’essere “migliore” e pertanto sarebbe opportuno lasciare inalterato, ed anzi rinforzare, il criterio che le liste vengano compilate assegnando ai “migliori” i posti piu’ alti, indipendentemente dal genere.
Il governo italiano peraltro e’ un esempio concreto di questo problema, essendo composto per la maggior parte di donne prive di esperienza politica (Kyenge, Idem) o arroganti e ignoranti (De Girolamo).
Sarebbe peraltro ancora meglio se ci fossero primarie in ciascun collegio uninominale e si votasse con il maggioritario: in questo modo, qualunque donna o uomo volesse guadagnarsi il posto da candidato dovrebbe convincere gli elettori di essere all’altezza dei compiti di un eletto. Non potendo votarsi con questo sistema, che almeno in lista siano messi prima coloro che sono capaci e poi coloro che sono meno capaci. Gli incapaci – che nella politica italiana in genere sono in testa alle liste – dovrebbero esserne esclusi, qualunque sia il loro genere.
Nei contesti nei quali il genere e’ stato utilizzato come criterio di scelta si sono create situazioni paradossali: qualche anno fa, la Banca Centrale Europea doveva sostituire un membro del Board dimissionario. Il candidato c’era ed era preparato e bravo: ma una parlamentare francese in cerca di notorieta’ pianto’ una grana colossale ritardando l’approvazione del Parlamento e mettendo al rischio l’integrita’ del board della seconda banca centrale piu’ importante del mondo. In un altro caso meno conosciuto, il partito socialdemocratico olandese ha dovuto candidare una ragazzina inesperta (fortunatamente, all’ultimo posto) perche’ non c’erano donne di spessore da inserire nelle liste – li’ il meccanismo della rappresentanza di genere vige (nelle loro primarie, solo una donna si e’ classificata tra i primi quattro).
Ci sono invece esempi di contesti in cui non esiste questa regola e in cui le donne sono ben rappresentate: mi viene in mente Janet Yellen sullo scranno della presidenza della Fed, ma anche e soprattutto le nostre Lucina ed Elena, che sono state elette alla guida del circolo perche’ brave e preparate, non perche’ donne.
In conclusione, la motivazione di questa petizione mi sembra sbagliata, non la condivido, e invito tutti voi a non firmarla e, al contrario, a sostenere le iniziative che consentano alle donne di formarsi, studiare, lavorare ricevendo – a parita’ di mansioni – parita’ di trattamento economico, pianificare la famiglia e gestire il proprio corpo come meglio credono. Creando opportunita’ per le donne ambiziose e in gamba si garantiranno, in futuro, le condizioni per una rappresentanza istituzionale di alto livello che prescinda dal genere.

2 thoughts on “Le contraddizioni della rappresentanza di genere

  1. Caro Alfonso,

    Come immaginerai, non sono d’accordo con la tua argomentazione.

    Sull’impreparazione e la “mancanza di merito” delle donne, i dati ti contraddicono. In quei contesti dove le donne competono con gli uomini a parita’ di regole, come nella scuola, le donne non solo uguagliano, ma superano gli uomini per performance.
    Il problema e’ che nella maggior parte dei campi, includendo la politica, le donne non competono in condizioni di pari opportunita’, in parte perche’ squalificate in partenza, in parte perche’ alienate da un ambiente che non e’ estremamente women-friendly.

    Per questo, e’ necessario prevedere norme che obblighino i partiti a valorizzare e formare le bravissime attiviste che sono tra le loro fila e vengono sistematicamente messe da parte. Fare in modo che sia il merito la discriminante principale va benissimo, ma capisci bene che, quando la i leader dei partiti sono sempre e solo uomini, ho difficolta’ a credere che la loro valutazione sul merito sia unbiased per genere.

    Tu menzioni Minetti, Carfagna e altre (francamente, lascerei stare Kyenge che e’ in un’altra “league” perche’ viene da una lunga esperienza di societa’ civile, assolutamente non trascurabile). Erano donne, eppure non si meritavano di essere nelle posizioni che ricoprivano. Vogliamo parlare di Brunetta, Alfano, Calderoli e tanti altri (tutti uomini)? Le mele marce esistono in ogni sesso e Carfagna non e’ stata eletta in quanto donna piu’ di quanto non sia stato eletto Calderoli in quanto uomo.

    Infine, le donne rappresentano meta’ della popolazione. Non propriamente una minoranza irrilevante o una nicchia. Una meta’ che si confronta, nel nostro Paese, con ostacoli specifici, dalla discriminazione sul lavoro, al sessismo, alla violenza. Senza donne in parlamento che diano il giusto valore a questi temi, i problemi delle donne continueranno a passare in secondo o terzo piano, come hanno fatto finora.
    Pensa solo che due dei tre partiti che hanno preso piu’ voti alle scorse politiche non prevedevano nessuna politica per le donne nel loro programma. Non ci menzionavano proprio, Meta’ della popolazione. Invisibile. (http://littlelightlab.wordpress.com/?s=m5s&submit=Cerca)

    Infine, concordo con te sulla necessita’ di migliorare le politiche che incentivano il lavoro femminile e promuovono lo smart working per uomini e donne, affinche’ donne e uomini abbiano la stessa possibilita’ di formarsi professionalmente e politicamente, se lo desiderano. Ne scrivo ampiamente sul mio blog (http://littlelightlab.wordpress.com) e sull’Huffington Post Italia.

    Non ti avro’ convinto, ma sono felice che tu abbia letto la PETIZIONE (http://www.change.org/it/petizioni/deputati-e-senatori-di-tutte-le-forze-politiche-noicisiamo-uomini-e-donne-per-una-vera-rappresentanza-di-genere-nell-italicum) che ho scritto insieme a Valeria Fedeli e tante altre donne (e qualche uomo coraggioso!) e mi abbia dato l’opportunita’ di spiegare meglio il mio punto di vista.

    Non vedo l’ora di poter dibattere di questo e altri temi piu’ profondamente con te di persona ad una prossima riunione del circolo in cui sarai presente. Mille grazie!
    Lucina

  2. Le quote rosa sono una forzatura (temporaneamente) antimeritocratica vuole regalare alla prossima generazione l’uguaglanza e la speranza di poter concorrere senza discriminazioni di genere.
    Ad oggi la situazione e’ allarmante quindi vanno prese misure urgenti e radicali, quali le quote rosa

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