Nel nome di Licio

di Jacopo Coletto*

“Caso B: Napolitano monita e il PD s’ammoscia”, titola oggi uno dei quotidiani più invisi agli epigoni delle Sacre Romane Intese. Il riferimento è ovviamente ai fatti susseguitisi ieri nella Giunta Elezioni, dove si dovrebbe votare per l’espulsione del pregiudicato B. dal Senato. Pare che le speranze di almeno una parte della base del PD, accese ieri dai toni inaspettatamente decisi e perentori di molti esponenti-chiave del partito, non siano sopravvissute all’ennesimo monito del nostro eterno Presidente: colpita a morte dall’alto richiamo a una non meglio precisata “stabilità”, la determinazione dei nostri eletti a far votare subito le questioni pregiudiziali si è dimostrata evanescente, portandosi via ogni illusione di un’imminente caduta di questo Governo. Appaiono stucchevoli le parole di Epifani, secondo cui, se non si applica la legge, si vive in una giungla. Peccato che sia stato anche il suo partito a far slittare il voto finale con la scusa di avere il tempo di “discutere”. Verrebbe da chiedersi: discutere di che? Qui siamo in presenza di una sentenza di condanna definitiva e passata in giudicato nei confronti di un parlamentare: e di una legge (la Severino) firmata anche da PD e da PDL proprio per ripulire il Parlamento dai condannati definitivi per reati gravi. In altre parole, abbiamo un pregiudicato che sta in Parlamento, e una legge che vieta ai pregiudicati di stare in Parlamento. Quanto ci vuole per unire i puntini?

Dato che, specialmente nella vita politica del nostro Paese, un evento può servire a nasconderne un altro, è utile vedere che cosa succede dalle altre parti mentre la lotta infuria in Giunta. Se in quel consesso si è quasi giunti alle mani, la situazione non sembrava meno bellicosa alla Camera dei Deputati: persone che tengono le mani in alto in segno di protesta, applausi ironici da ambo le parti, un numero di (poco) onorevoli parlamentari che alzano la voce, tanto che la sempre composta presidente si è vista costretta a sospendere la seduta.
Il senso dell’allegra baruffa si capisce presto: il PD ha votato con il PDL per dar via libera al testo che istituisce il Comitato Parlamentare dei 40 per le Riforme (elettorale, e anche costituzionale), e M5S non ha esitato a rispolverare il loro vecchio slogan. PD uguale PDL meno L. Lasciando purtroppo per un attimo da parte la spesso apprezzabile ironia che è solita accompagnarli, alcuni deputati pentastelluti hanno espresso il loro dissenso in una forma per la verità poco consona a una democrazia matura. Anche se lo spettacolo non è stato molto edificante, sarebbe superficiale bollarli semplicemente come anti-democratici senza entrare nel merito di questa protesta.

Chi sono questi 40 “saggi”? Chi ha decretato la loro “saggezza”, e che scopo ha la loro commissione? Memore dell’allora fresco esperimento del Presidente (a quel tempo non ancora ad aeternum) Napolitano e dei suoi 10 “saggi”, anche Enrico Letta, dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, ha deciso di nominare una simile commissione. La compose scegliendo esperti del diritto, che avrebbero dovuto avere una funzione consuntiva rispetto al Governo; avrebbero dovuto dare un input in merito alle modifiche da apportare alla Costituzione. Ohibò!, potrebbe dire un ingenuo: ma non basta il Parlamento per legiferare e dare pareri su eventuali riforme costituzionali? Certo, ma volete mettere l’efficienza di una commissione così snella, così ben scelta, una sorta di dream team che non può che dare consigli rapidi, precisi ed esaustivi. E poi, insomma, i Parlamentari sono eletti e hanno l’obbligo, almeno morale, di rispettare le promesse rivolte ai loro elettori: i “saggi”, invece, non essendo parlamentari, saranno liberi di esprimere le proprie opinioni, senza la seccante perdita di tempo di confrontarsi con la plebe. E poi, i testi prodotti dal Comitato sarebbero sempre emendabili in Aula, sempre che i parlamentari si prendano la briga di criticarli. Se non altro, ci dovrebbe essere la possibilità di svolgere un referendum confermativo al termine del loro percorso: noi elettori dovremmo quindi mantenere, si spera, il diritto di veto su eventuali obbrobri che dovessero uscire da cotante menti.

Questi “saggi” sono scelti fra persone di varie estrazioni politiche. Il fatto che la “saggezza” non sia unico appannaggio della sinistra è fin troppo evidente: basti vedere il fior fiore di intelligenze che da lustri frequentano il Politburo del PD, per rendersi conto di qual è il livello di “saggezza” di molti nostri rappresentanti. La saggezza e, specularmente, la dubbia capacità intellettiva, sono qualità più o meno equamente distribuite fra destra e sinistra (potrei dire che una di queste qualità è in genere più diffusa dell’altra: lascio al lettore intuire quale). È quindi normale che la provenienza politica di questi “saggi” debba essere diversificata fra i due maggiori schieramenti; dunque, anche noi del PD dobbiamo accettare la presenza di chi la pensa diversamente. Ci sarebbe però da discutere sul criterio di scelta di queste figure: troviamo un buon numero di berlusconiani di ferro (fra cui D’Onofrio, Frattini, Violante); un laico del CSM in quota PDL (Nicolò Zanon) che aveva accusato il giudice Esposito di aver anticipato la motivazione della sentenza Mediaset in quell’intervista al Mattino; Michele Ainis, costituzionalista secondo cui B. è stato condannato non perché frodava il fisco, ma per via dell’ovvio “conflitto fra politica e giustizia”, e che auspicava un ritorno dell’autorizzazione a procedere, abolita nel ’93. in modo tale che fosse il Parlamento, e non i giudici, a stabilire se B. frodava il fisco o meno. La lista non esclude illustri politologi del calibro di Angelo Panebianco.
Se andiamo a vedere che cosa dice quest’ultimo, notiamo un suo accorato auspicio per una riforma della giustizia, fatta in modo da ricalcare i precetti a sua volta enunciati da un venerabile pregiudicato che risponde al nome di Licio Gelli. Cito testualmente dal suo editoriale: “Si addestrino i futuri funzionari, magistrati e amministratori, a fare i conti con la complessità della realtà”. Certo: troppo semplice dire che un reato è un reato e, come tale, va sempre perseguito. Cari magistrati, la realtà è più complessa delle vostre piccole menti: dovrete tenerne conto, ricordandovi che alcuni reati si perseguono, e altri è meglio ignorarli, in nome della maggiore complessità della realtà. Ergo, discrezionalità dell’azione penale. “È ormai inaccettabile, ad esempio, che un magistrato, o un amministratore, possano intervenire su delicate questioni finanziarie o industriali senza conoscenze approfondite di finanza o di economia industriale”. Giustissimo: se episodi di corruzione o altri atti contro la legge si verificano, bisogna prima vedere se questi eventi non siano legati in qualche modo alla messa in opera di più ampie e delicate “questioni finanziarie o industriali”. Se i reati sono legati a una catena che porta benefici a qualche persona o qualche azienda, per il più alto interesse finanziario o industriale della Nazione, voi giudici avrete il dovere di girarvi dall’altra parte. E andiamo, statevene buoni, insomma!, ché Mediaset e Finmeccanica devono fatturare. “Il diritto è uno strumento di regolazione sociale troppo importante per lasciarlo nelle mani di giuristi puri.” Questa è da Oscar: come dire che la chirurgia è una scienza troppo importante per essere lasciata nelle mani dei chirurghi. O giudici, non impelagatevi in questioni più grandi di voi. Certi argomenti sono troppo importanti per dei sempliciotti come voi, convinti come siete che i reati vadano puniti sempre e comunque, e che la legge sia uguale per tutti. Limitatevi a seguire le direttive che vengono dall’alto, e per il resto pensate alla salute: sarà meglio per tutti. Asservimento del potere giudiziario a quello esecutivo. E infatti è lo stesso Panebianco, con un lodevole sprezzo del buonsenso (o forse non accorgendosi nemmeno della gravità delle sue affermazioni), che lo dice a chiare lettere: “Lo squilibrio di potenza [fra politica e magistratura] permarrà a lungo. La politica, per venirne a capo, deve ispirarsi a una antica tradizione militare cinese. Le serve una «strategia indiretta». Sono sconsigliati gli attacchi frontali.” Quegli «attacchi frontali» è sublime nel suo evocare l’epica guerresca, con buona pace di lealtà e collaborazione che dovrebbero regnare sovrane fra i vari poteri dello Stato. Tutto questo, ovviamente, è messo in coda a un appassionato appello ai capisaldi del Piano di Rinascita: separazione delle carriere, PM che diventi avvocato dell’accusa, cambiamento dei criteri di scelta dei giudici, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Sul perché queste idee costituirebbero degli obbrobri contro i quali qualsiasi persona di buon senso dovrebbe opporsi, Bruno Tinti ha scritto molto, e in maniera molto più efficace di quanto potrebbe disquisire il sottoscritto.
A ben vedere, lo stesso accenno alle “strategie indirette” da sostituire agli attacchi frontali ricorda molto il cambio di strategia che la P2 mise in pratica dopo il 1974. Per riassumere le parole di un altro giornalista, ossia Giovanni Barbacetto, dopo essere arrivati quasi a mettere in atto un golpe, i P2isti cambiarono il loro modo d’azione, sostituendo la contrapposizione diretta alle istituzioni con una più flessibile occupazione delle stesse. Una strategia indiretta. Non suona paurosamente simile all’editoriale del Corriere?

Domanda; Letta è al corrente di come la pensano i suoi “saggi”? È d’accordo? Sono queste le sue idee? È così che pensa la Commissione dei 40? Noi, che abbiamo votato PD, mica avremo implicitamente dato il via libera a uno stravolgimento in termini così aberranti della nostra povera Costituzione?

Mi dispiace ammettere che non mi sono mai sentito tanto grillino, almeno dai giorni della carica dei 101 che affossarono Prodi. Non nei metodi, purtroppo sopra le righe e discutibili, ma nelle idee. È spettacolare vedere questi nostri eletti che, proprio mentre recitano la parte di chi si straccia le vesti e fa il muso duro contro gli alleati di governo (pur garantendo uno slittamento del voto che potrebbe togliere B. dal Senato: come da copione, si abbaia, ma non si morde), approvano in maniera vergognosa la manomissione della Costituzione attraverso lo stratagemma di questi “saggi”. Speravano forse che la nostra lettura dei giornali si sarebbe limitata alle descrizioni dello strano litigio di cui sono resi protagonisti nella Giunta per le Elezioni? Oppure contavano sul fatto che la nostra attenzione venisse monopolizzata dalla partita della Nazionale? O semplicemente non avevano calcolato le proteste dei grillini? Tutto questo mi ricorda un’altra pagina triste della nostra storia recente, quando, durante la partita contro la Bugaria ai mondiali americani, l’attuale alleato del PD  tentò di far passare un decreto affettuosamente battezzato “salva-ladri”. Erano i primi vagiti di B. politico; il nostro doveva ancora raffinare le sue tecniche di distrazione di massa e si fece beccare in castagna. Per fortuna, anche a distanza di quasi 20 anni, c’è ancora chi, in Parlamento, tiene gli occhi aperti e non si piega ai giochini di palazzo. Io non li ho votati, ma non escludo di farlo se la situazione non cambia. Perché non posso dare il mio voto a chi difende la democrazia solo a parole, ma negli atti dà il via libera a una riforma costituzionale orchestrata dalla P2.

PS. Marco Piana mi fa cortesemente notare che il mio articolo non è scevro di imprecisioni: in particolare, non appare chiara la distinzione fra il gruppo dei 35 “saggi” scelti da Letta per indirizzare le riforme costituzionali, e la commissione vera e propria che dovrà redigere i testi e presentarli al Parlamento. Ringrazio Marco per il suo contributo, che mi dà la possibilità di rettificare la mia analisi rendendola più precisa. I punti chiave sono i seguenti:

  • Il gruppo dei 35 “saggi” (e non 40 come avevo erroneamente scritto) scelti da Letta fra personalità di varia estrazione politicha, esterni al Parlamento, ha il compito di fornire i suoi input nel merito delle modifiche da apportare alla Costituzione. Di esso fanno parte le personalità citate e discusse nell’articolo, fra le quali Zanon, Ainis, Panebianco;
  • La commissione vera e propria sarà composta da 40 parlamentari (20 deputati e 20 senatori) e dovrà scrivere i testi da sottoporre al Parlamento, con potere referente; il Parlamento li potrà esaminare e modificare. La composizione di tale commissione non è ancora stata definita.

Le mie critiche nell’articolo non vanno quindi riferite alla commissione dei 40, se non altro perché, al momento, non è ancora operativa. Permangono peraltro i dubbi sulla qualità e sull’orientamento degli input che un manipolo di 35 “saggi” scelti nel modo da me descritto possa dare alla commissione. Il dubbio più forte, come ho espresso, è che i suggerimenti per un’eventuale riforma della giustizia vadano a ricalcare le idee della loggia P2, e che possano essere avallati da alcuni incauti parlamentari del nostro partito. Questo, secondo me, è un pericolo su cui occorre riflettere e mettere in guardia eletti ed elettori.

* Jacopo abita a New York ormai dal 2006, e lavora come analista finanziario in una delle maggiori società di gestione del risparmio americane. Ha conseguito una laurea in Discipline Economiche e Sociali presso l’università Bocconi nel 2001, e ha lasciato l’Italia quattro anni dopo per prendere un master in Ingegneria Finanziaria presso l’Università di California a Berkeley. Intenzionato all’inizio a tornare, ha poi deciso di restare negli USA dopo aver constatato le migliori opportunità di lavoro disponibili in questo Paese. Frequenta il Circolo PD di New York anche se, deluso com’è dall’azione politica attuale del PD, dice che non riprendera’ la tessera.

1 thought on “Nel nome di Licio

  1. Caro Jacopo, capisco le tue perplessita’ e ne condivido una parte.
    Condivido l’inopportunita’ politica di pensare a riforme strutturali dell’apparato di governo fatte con questa maggioranza (ma quale maggioranza sarebbe “giusta”?)

    I miei dubbi riguardano pero’ il merito e non la forma della deroga.

    La creazione di una giunta bicamerale finalizzata alla revisione della costituzione non e’ certo una novita’ che senza i 5 stelle non avremmo scoperto. Ciclicamente ogni 10 anni circa ne costituiamo una che puntualmente non combina un bel nulla: abbiamo avuto simili situazioni negli anni ’80 con “commissione Bozzi”, la De Mita-Iotti degli anni ’90 e la bicamerale D’Alema di fine anni ’90. Ci tengo inoltre a precisare che la giunta non e’ costituita da saggi non eletti ma da senatori e deputati e il loro lavoro dovra’ comunque venir approvato dalle camere.

    Il problema e’ nella sostanza e non nella forma. La forma viene considerata legittima e non pericolosa dallo stesso Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. La sosteza invece non la conosciamo in dettaglio e a me spaventa questo. Si parla di riduzione del numero di parlamentari, superamento del sistema a doppia camera e altre modifiche sull’organizzazione del governo. Pare ci siano molti punti ottimi e alcune modifiche pericolose tipo una forma di presidenzialismo non ben definita.

    Vorrei che si aprisse il dibattito sulla sostanza delle future modifiche costituzional. Vorrei che venissero da subito discusse le riforme con un consenso allargato oltre alla maggioranza di governo. Vorrei che veramente si cercasse di fare cio’ che si e’ promesso.

    Mi spiace che tu ti senta cosi’ tanto grillino proprio in questa fase. Secondo me invece stanno in questo momento creando una grande confusione mentre potrebbero (dovrebbero) partecipare al dibattito sulle riforme dove il loro apporto sarebbe prezioso. Mai come in questa fase mi sembra che le loro azioni siano puramente mediatiche e scollegate dai valori e proposte che hanno presentato in campagna elettorale e che ho sempre condiviso. C’e’ la possibilita’ di ridurre i parlamentari, di cancellare il Senato (almeno nei termini in cui e’ oggi), di rivedere in maniera vera la legge elettorale e stanno decidendo di restare fuori anche da questo dibattito. Mi aspettavo una forte presa di posizione loro a favore delle riforme che hanno sempre predicato e l’annuncio di un durissimo ostruzionismo sulle altre. Invece no, perche’ andrebbe a finire che facendo qualcosa di buono sotto questo governo rischierebbero di perdere voti (paradosso incredibile).

    Io non mi sono mai sentito cosi’ poco grillino.

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