To B. or not to B.?

di Jacopo Coletto*

A.
L’abolizione totale dell’IMU non rientrava affatto nei nostri programmi. Si tratta di una scelta assolutamente demagogica, che avrebbe come risultato non solo un’ulteriore stortura del meccanismo di redistribuzione del reddito, ma soprattutto un buco considerevole nelle entrate dello Stato; questo, oltre tutto, giunge proprio in un periodo in cui la riduzione del debito è uno degli obiettivi che ci dobbiamo, nostro malgrado, dare.
Meglio è discutere di proposte più serie: la lotta all’evasione fiscale è la principale di queste, e sarà il nostro punto di partenza. L’evasione fiscale, infatti, introduce distorsioni in ogni nuova imposta; quest’ultima perderà efficacia e si riverserà quasi sempre su coloro che hanno sempre pagato le tasse fino in fondo, premiando così chi evade. Esistono inoltre altri problemi che impediscono la crescita del Paese e che, secondo noi, dovrebbero avere priorità rispetto a una riduzione dell’IMU: le imposte sul lavoro, per esempio, hanno ormai raggiunto livelli molto elevati, gonfiando paurosamente il costo della manodopera nel nostro Paese. È anche a causa di questo che molti imprenditori si trovano costretti a chiudere i loro siti produttivi in Italia, per riaprirli altrove, dove il costo del lavoro è più basso. Come non capire le difficoltà di questi imprenditori, già messi alle strette da una delle crisi più acute degli ultimi tempi? È compito della politica, e soprattutto del nostro partito, guardare al lavoro come un diritto, preservarlo e promuoverlo, portando avanti quelle politiche che permettano agli imprenditori di non lasciare il Paese e ai lavoratori di migliorare il loro potere d’acquisto. Dunque, i prossimi punti del nostro programma includeranno degli studi su come si potranno diminuire le imposte sulla manodopera; esamineremo con cura gli effetti espansivi di tali detrazioni, in modo che le ricadute sulle entrate dello Stato siano minime, e le mettermo in pratica. Occorre inoltre introdurre delle detrazioni alle tasse per i redditi più bassi; la propensione al consumo, infatti, cala con l’aumento del reddito, per cui sono le persone con entrate più modeste che vanno sostenute ed aiutate in questo periodo. Loro possono essere il motore dei consumi che ci permetterà di vedere la fine della crisi; ma vanno incoraggiati, aumentando ancora di più la proporzionalità delle imposte.

Tutto questo, come già asserito, va di pari passo con un’efficace lotta all’evasione. Occorre inoltre snellire la burocrazia dello Stato, rendendola più efficiente; occorre stabilire la certezza del diritto, colmando ogni lacuna come, per esempio, il vuoto normativo verificatosi dopo la recente delibera della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale parte di un articolo dello Statuto dei Lavoratori. Solo così si potranno incentivare i nostri imprenditori ad investire, e si potranno attirare quei capitali stranieri che tanto potrebbero fare per la crescita interna del Paese.
Questo è quello che ci chiede il Paese; questo è quello che faremo, a costo di subire gli insulti delle altre forze politiche, o di essere vittime di ambigui moniti dall’alto. Siamo convinti che gli interessi dell’Italia debbano essere posti davanti a qualsiasi altra cosa. Per adesso abbiamo la forza in Parlamento di imporre le nostre ragioni. Potrebbe darsi che, in un futuro prossimo, questa possibilità venga a mancare per una defezione dei nostri alleati, troppo interessati a proclami vuoti e demagogici come l’abolizione dell’IMU (che, a detta non solo nostra ma anche di economisti illustri, genererebbe molti più problemi rispetto ai suoi vantaggi), o troppo intenti ad anteporre gli interessi di un singolo a quelli del Paese: e stiamo parlando di un individuo che, non solo è stato riconosciuto colpevole di frode fiscale con una sentenza definitiva, di terzo grado, passata in giudicato, ma che è pure imputato, già condannato in primo grado, per concussione e prostituzione minorile. Questi fatti vengono troppo spesso dimenticati.
Se davvero in un futuro prossimo i nostri alleati faranno cadere il governo attuale, se ne prenderanno la responsabilità. Quanto a noi, ci presenteremo agli elettori con la convinzione di chi ha agito con coscienza, per il bene del Paese, che non si è piegato a ricatti, e che non ha potuto continuare a governare per via dell’irresponsabilità dei propri alleati: la forza che B. e i suoi ci avranno fatto mancare, la chiederemo agli elettori.

B.
Inizialmente, l’abolizione totale dell’IMU non rientrava nei nostri programmi; proprio per questo, siamo a maggior ragione elettrizzati all’idea di condividere con i nostri migliori alleati la gioia per i passi compiuti insieme. Ognuno di noi può ormai constatare con soddisfazione come i frutti del Governo delle Larghe Intese non smettano di sbocciare.
È stata infatti la strada indicata dall’altro principale partito di governo, sotto la guida del Presidente Berlusconi, che ci ha portato al punto a cui siamo ora, e che ci permette di presentarci orgogliosi ai nostri elettori, forti del nostro ultimo risultato raggiunto: l’eliminazione dell’IMU, appunto, una tassa voluta dal grigio governo dei tecnici mai votato dal popolo. Noi non ci avevamo pensato durante la stesura del nostro programma elettorale, ed è stato il Presidente Berlusconi a sottolineare l’importanza di sbarazzarci di questo balzello; egli, con le sue innegabili doti di grande statista, ci ha pienamente convinti della bontà e della necessità di quest’azione, ed è grazie a lui che ora presentiamo ai nostri elettori questo successo. Siamo certi che tutti gli appartenenti al nostro partito, dagli eletti ai militanti, fino ai semplici simpatizzanti, concorderanno con noi sull’importanza cardinale di quest’azione, e sulla necessità di mettere in stallo ogni altro punto del nostro programma per dare priorità all’eliminazione di quest’imposta. Perché è così che si instaura la fiducia, nei consumatori e nei mercati; solo smettendola di mettere le mani nelle tasche degli italiani si farà ripartire l’economia. Questa lungimirante decisione ha inoltre rilanciato e rivigorito l’azione del Governo, l’unico possibile in questa situazione: sarebbe un dramma per il Paese se cadesse. Non permetteremo in alcun modo la caduta dell’esecutivo, e faremo qualsiasi cosa, e intendiamo proprio qualsiasi cosa, pur di farlo durare fino alla fine della legislatura.
Non dobbiamo avere timore degli inutili appelli di tutte le Cassandre che si lamentano contro di noi da varie parti d’Europa: essi mettono in dubbio la copertura finanziaria dell’abolizione dell’IMU, ma costoro non hanno tenuto conto della scaltrezza del nostro alleato, il Presidente Berlusconi, che di sicuro si inventerà un metodo efficace e intelligente per coprire il mancato gettito di questa iniqua imposta. Ci basterà, come sempre, seguire i suoi consigli e affidarci ciecamente alla sua guida. D’altronde, la sua esperienza in materia fiscale è nota a tutti.
E adesso, presentiamo agli elettori il prossimo punto della nostra agenda: l’eccezione davanti alla Corte Costituzionale di un altro odioso tassello del nostro ordinamento, ossia la Legge Severino, pure approvata dal malaugurato governo dei tecnici (vero vulnus nella storia democratica del nostro Paese). Noi siamo legalitari e la legalità comprende il diritto di difesa che va pienamente garantito, nel caso del Presidente Berlusconi come in qualsiasi altro caso. Vi è infatti, in Parlamento, la provocazione, asserita da poche componenti ben definite di una fronda oltranzista, che la Legge Severino sia retroattiva, e come tale imponga al Presidente Berlusconi di perdere il suo intoccabile scranno di senatore (ottenuto, non dimentichiamolo, dal voto convinto di oltre 10 milioni di italiani). Secondo questi parlamentari così refrattari alla pacificazione, la Giunta elezioni dovrebbe decidere sui due piedi, applicando una sentenza che, pur definitiva e passata in giudicato, appare chiaramente basata sul nulla, nonché viziata da un evidente pregiudizio contro l’imputato da parte dei vari collegi giudicanti. Perciò, noi sosteniamo con forza che il Presidente Berlusconi debba spiegare alla Giunta perché, a suo avviso, la legge Severino non si applichi al suo caso; e i membri della Giunta hanno il dovere di ascoltare e valutare la sua difesa. A quel punto, qualora la Giunta ritenesse che ci fossero i presupposti, potrebbe sollevare l’eccezione davanti alla Corte. Ma questa, e lo dico a quei parlamentari recalcitranti, non sarebbe una dilazione: sarebbe l’applicazione della Costituzione. Inoltre, la Corte di Lussemburgo potrebbe essere interpellata perché dica se in base alla normativa europea, applicabile anche in Italia, la legge Severino dà luogo a pena, non retroattiva, o a un semplice effetto sulla condanna. È pur vero che nemmeno questo punto faceva parte del nostro programma originale ma, anche questa volta, il nostro prezioso alleato ci ha convinti della necessità di concentrare qui il nostro operato.
Tutto questo, noi lo affermiamo con forza. Siamo orgogliosi di dimostrare ai nostri elettori che noi manteniamo sempre le nostre promesse: sia quelle fatte a loro, che quelle proferite ai nostri alleati di governo. Ciascuno però nel suo ordine: prima vengono le promesse agli alleati, senza i quali questo Governo non esisterebbe e che quindi vanno sempre mantenute, a tutti i costi, in ogni caso e qualsiasi esse siano; poi, a seguire, ci occupiamo delle promesse ai nostri elettori, se e quando ce ne saranno il tempo e l’opportunità. Non esiste alternativa a questo Governo: farlo cadere ora sarebbe non solo paradossale, ma tragico, devastante per il Paese, per il nostro partito, e forse anche per i nostri alleati.

Cari (e)lettori, se voi foste chiamati a giudicare la linea condotta finora dal PD, nella fattispecie specificando a quale delle due alternative che ho descritto qui sopra (la A o la B) si avvicini di più, quale indichereste voi?
Se avete indicato l’alternativa B (lettera scelta non a caso), delle due l’una: o avete capito anche voi che la pacificazione è un passaggio imprescindibile e la affrontate con lo stesso entusiasmo che accomuna i nostri governanti (e, in tal caso, vi esprimo le mie più sentite condoglianze…): oppure fate anche voi parte di quella fronta oltranzista e refrattaria che proprio non vuole pacificarsi con il suo leader naturale, insomma siete anche voi come quei giapponesi che, alla fine della guerra, si ritiravano in luoghi reconditi per continuare la lotta da soli, senza accettare la resa agli odiati americani.

Anzi, magari fate financo notare agli epigoni della pacificazione che la storia ci racconta di due possibili, e alternative, reazioni ai ricatti. Si può essere come il maresciallo Pétain, che si era completamente piegato all’invasore, da lui rispettosamente chiamato il Cancelliere Hitler (ci mancherebbe: anche lui era stato votato da milioni di elettori), fino al punto da consegnargli infiocchettate le vittime per le fucilazioni (chiedete a Guy Môquet) e da avere sotto di sé governanti come Laval, il quale si augurava pubblicamente una vittoria delle forze dell’Asse. Oppure, si può essere come il Generale De Gaulle, colui che aveva detto No, e che da Londra organizzava la resistenza e il proseguimento delle ostilità attraverso le forze di cui il Paese ancora disponeva, grazie alle sue colonie. Non per niente, era De Gaulle (mica Hitler!) ad essere considerato come il nemico pubblico numero uno dal regime di Vichy, e questo per un semplice motivo: era riuscito a dimostrare che un altro tipo di reazione era possibile; che non era necessario piegarsi a novanta gradi di fronte all’avversario; che non era affatto vero il detto secondo cui “non esisteva alcuna alternativa” (locuzione tornata pericolosamente di moda) al governo di Vichy; che, al contrario, esisteva una via per mantenere l’onore e per cercare di risollevare le sorti del proprio Paese, anche contro forze immense: che la speranza non andava mai perduta e che la lotta fino all’ultimo, alla fine, avrebbe pagato.
Domanda: a chi ha dato ragione la Storia? Che fine hanno fatto coloro che hanno dimenticato l’onore e consegnato il loro Paese alla servitù? E quali sono stati i risultati raggiunti da chi non si è piegato e ha mantenuto fede ai propri ideali e ai propri valori fino all’ultimo? Per rispondere, basta un piccolo esperimento. Ditemi chi di voi conosce il ritornello di Maréchal, nous voilà!; e poi, confrontate questa percentuale con quella di chi non ha mai sentito echeggiare le note della Marsigliese. (E non cercate su Google, perché non vale!)

È evidente che ora non siamo in guerra, ma la battaglia politica va condotta con una strategia che poco si discosta da quella bellica. Il PD decida da che parte vuole stare. O, meglio, temo che abbia già deciso; ma, per un attimo, facciamo finta di no. Vuole essere un rassemblement di semplici collaborazionisti che vendono i propri ideali al migliore offerente? O vuole diventare un partito composto da veri Politici, che credono nelle loro idee, che non cedono ai ricatti, e che antepongono il bene del Paese e degli elettori alla propria convenienza personale?

Così il Generale De Gaulle, anni dopo, si espresse sulla deriva di Pétain, che pure si era distinto come l’eroe di Verdun: la vieillesse est un naufrage. E noi, nel naufragio del PD (che, oltre tutto, vecchio non è), rischiamo di finirci del tutto.

Vi lascio con un quesito: in una delle due alternative descritte sopra (A o B) mi sono divertito a inserire qua e là, pari pari, alcune frasi letteralmente pronunciate da un noto esponente del PD (citate in un articolo del Fatto). A voi identificare quale delle due alternative le contiene (A o B?), e dove esattamente esse si nascondano. Un bonus a chi smaschera pure il nome, e la qualifica, di questo illustre rappresentante.

* Jacopo abita a New York ormai dal 2006, e lavora come analista finanziario in una delle maggiori società di gestione del risparmio americane. Ha conseguito una laurea in Discipline Economiche e Sociali presso l’università Bocconi nel 2001, e ha lasciato l’Italia quattro anni dopo per prendere un master in Ingegneria Finanziaria presso l’Università di California a Berkeley. Intenzionato all’inizio a tornare, ha poi deciso di restare negli USA dopo aver constatato le migliori opportunità di lavoro disponibili in questo Paese. Frequenta il Circolo PD di New York anche se, deluso com’è dall’azione politica attuale del PD, dice che non riprendera’ la tessera.

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