IL CASO SIRIA VISTO DA NEW YORK

Un articolo di Enrico Zanon*

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Siria.jpgNei conflitti, come regola generale, noi democratici cerchiamo sempre di porci con l’atteggiamento di chi cerca il cessate il fuoco e, in ogni caso, con un’attenzione particolare ai più deboli.

Come possiamo adeguare questo nostro modo di vedere al caso Siria che in due anni ha lasciato sul terreno migliaia di vittime e cui non sembra vedersi la fine?

La linea ufficiale del Governo Italiano, appoggiata dal PD, sembra davvero troppo prudente e attendista. Insistere che la diplomazia faccia la sua parte o che sia l’ONU (dove la Russia ha il diritto di veto) ad autorizzare l’uso della forza vuol dire rassegnarsi ad ulteriori morti con la vittoria sul campo del regime di Assad e il rafforzamento dell’influenza iraniana nella regione. La qual cosa, oltre a richiedere molto tempo e segnato dal sangue, sarebbe senz’altro motivo di future tensioni nella regione con ripercussioni anche altrove.

Lo sforzo diplomatico dovrebbe piuttosto concentrarsi sulla Russia, pur nell’inaffidabilità dell’interlocutore, in modo da concordare in tempi stretti le modalità di un intervento militare che non potrà non arrivare. Non possiamo illuderci.

L’Italia dovrà avere un ruolo di primo piano in questa vicenda per la propria collocazione geografica, per la sua presenza in Libano e per la possibilità di avere un ruolo da protagonista nella ricostruzione di quel Paese con benefici per la nostra economia.

Sul fronte interno l’accelerazione della crisi siriana allontanerebbe la possibilità di una crisi di governo anche con l’allontanamento di Berlusconi dal Senato.

*Enrico Zanon e’ Controller e Treasurer presso Geox USA. Enrico e’ stato Segretario del Circolo PD di New York dall’estate 2013 fino all’inizio del 2013. In Italia, dal 2006 al 2009 e’ stato Vice-Segretario Regionale dei Giovani della Margherita nella regione Veneto. Nel 2006, a 25 anni, e’stato il piu’ giovane candidato dell’Ulivo per la Camera dei Deputati.

2 thoughts on “IL CASO SIRIA VISTO DA NEW YORK

  1. Caro Enrico,
    probabilmente la tua ultima conclusione sull’eventuale crisi di governo è la più corretta di tutte ed è un aspetto da non sottovalutare.
    Non nego neppure che l’Italia dovrà impegnarsi seriamente -per i motivi che giustamente citi-, così come l’Europa, per una soluzione della crisi.
    Su un aspetto fondamentale sono però in dissenso con te: la necessità od opportunità dell’intervento militare.
    Ammesso e non concesso che le “prove” dell’uso di gas da parte di Assad siano tali, proviamo a ragionare sulle conseguenze di un intervento: un semplice “richiamo all’ordine” con pochi bombardamenti mirati non sarà risolutivo e non fermerà la guerra.
    Un intervento in forze, al contrario, oltre al paradosso degli USA (e dell’Occidente) in campo al fianco di estremisti islamici (sì, ben peggiori di quelli che abbiamo lasciato macellare in Egitto) a cosa condurrebbe? A nulla: se anche l’opposizione dovesse far cadere Assad, non sarebbe in grado di costruire un governo ed uno Stato pacifico, aprendo semmai ad uno scenario iracheno con decenni di terrorismo e morti. Anche volendo fare lo squallido bilanco fra i morti della guerra civile e quelli del “post”, non ne guadagneremo.
    Questo, logicamente, senza considerare le conseguenze geopolitiche nella regione: la Russia, l’Iran, il Libano…. Magari non militarmente, ma di certo tutti questi attori reagiranno (con la pessima situazione economica, basterebbe anche un rialzo del prezzo del petrolio per farci tremare le vene ed i polsi).
    No, a mio modo di vedere, l’interesse dell’intervento è di un paese solo: l’Arabia Saudita, che brama per togliere all’Iran un importante alleato nella regione ed affermarsi come egemone.
    Ciò, come detto, non significa affatto negare l’esigenza di tutelare la popolazione civile e trovare una soluzione al conflitto, ma questa non passa per l’intervento militare. Passa, innanzitutto, per la costruzione di un’opposizione laica e democratica reale, che oggi in Siria è soppiantata dalle milizie islamiste.

    • Ciao Enrico!
      Concordo anch’io con redpoz, temo che il post Assad sarebbe, civili compresi, peggio di Assad stesso.
      E’ terribile da dire, ma in ottica di stabilità della zona (e di conseguenza del globo) sarebbe meglio se i ribelli venissero sconfitti e in seguito venisse “sollecitato” Assad nel lasciare parola nel governo della Siria appunto a un’opposizione più “sana” dei fondamentalisti islamici…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s