Beccato

Unknown-2di Jacopo Coletto*

“Ti ho beccato, finalmente”. Leggo le notizie odierne, e mi torna alla mente l’incipit dell’indimenticato Squadra Antitruffa, quando l’improbabile ma efficace poliziotto, interpretato da un sempre convincente Tomas Milian, incastrava un simpatico truffatore che faceva credere alle sue vittime di poter tramutare l’acqua in carburante. Emblematica l’autodifesa del mariuolo: che male c’è se si trova qualche gaggio che ci crede. Sul significato di questo termine partenopeo, il maresciallo Giraldi ci illumina col suo linguaggio colorito: gaggio è “chi mangia sterco, credendolo formaggio”.

A destra, fra urla inconsulte di sgomento, un’idea sembra aver fatto molta presa. Condannando il magnanimo Presidente Berlusconi, si dà uno schiaffo ai 10 milioni di italiani che avevano creduto in Lui. E che, adesso, si troveranno senza una rappresentanza politica. Verrebbe da chiedere: signori, di che cosa stiamo parlando? Da quando in qua il consenso popolare permette di essere al di sopra delle leggi? Se una persona evade il fisco, dev’essere giudicata e condannata al pari di qualsiasi altro cittadino. Dire che arrestare B. equivale offendere 10 milioni di italiani, non suona un po’ come l’affermazione secondo cui arrestare un truffatore significherebbe dare uno schiaffo a tutti quei gaggi che sono caduti nella sua truffa?
Insomma, sì, ho frodato il fisco. Ma mi hanno votato in milioni. E poi, che male c’è se quelli dell’agenzia delle entrate sono così sprovveduti da non accorgersene subito? E ora, di grazia, voglio la grazia.

In un recente scambio di idee con alcuni dei militanti di questo partito, sento dire che “il problema non è stare al governo con un condannato”, perché l’errore risale a mesi fa, quando si è consumato il tradimento verso gli elettori. Sono d’accordo su quest’ultimo punto; tuttavia, minimizzare la portata di questa sentenza è, secondo me, quantomeno una leggerezza. Sono più d’accordo con Grillo (PD che stai facendo?… mi fai addirittura dare ragione a Grillo…) quando paragona la sentenza di ieri al crollo del muro di Berlino. Chi minimizza la portata di questo evento dimentica che ora la colpevolezza di B. è sancita da una sentenza irrevocabile della Corte Suprema, composta da giudici non certo di sinistra. Si poteva parlare di giudici politicizzati prima: ma con quale decenza adesso ci verranno a dire che addirittura la Corte di Cassazione è composta da viscidi comunisti?
Purtroppo per il PD, che ovviamente farà di tutto pur di rimanere abbarbicato alle poltrone del governo, ormai è svanita l’ultima foglia di fico di cui si erano abbigliati: la presunzione di innocenza. È verissimo che per intuire chi fosse B. non serviva la condanna. Però, fino a ieri, questi funamboli potevano dirci che, essendo “garantisti” (termine molto in voga), consideravano il principale alleato come una persona limpida e innocente nonostante le condanne di primo e secondo grado. Adesso, purtroppo per loro, dovranno inventarne un’altra. Caduta la presunzione di innocenza, d’ora in avanti qualsiasi atto di governo “condiviso” con il Presidente Berlusconi, sarà un atto condiviso con un pregiudicato. E un pregiudicato per frode fiscale. Quale credibilità avranno costoro quando parleranno di lotta contro l’evasione? Sarebbe molto grave sorvolare su questo.

Mentre disquisiamo di siffatte questioni, la bomba del giorno pare essere l’elenco di condizioni imposte dal Presidente Berlusconi affinché si convinca a lasciare graziosamente in vita questo “governo”. O la riforma della giustizia, o le elezioni. Intuito il punto in cui può premere, il nostro ha colto la palla al balzo. Dopo le scorse settimane, è ormai chiaro come il sole come il PD sia disposto a qualsiasi cosa, ma proprio a qualsiasi cosa, pur di tenere in vita questo “governo” fantasma. Dopo aver ingoiato gli insulti di Calderoli e la conclamata inettitudine di Alfano, ci vorrà poco perché il Politburo del PD ingoi anche il prossimo rospo, ossia una bella riforma della Giustizia su misura per il neo-pregiudicato per evasione fiscale. Dunque, o la riforma o rompo il giocattolo. E il PD, pur di non perdere l’occasione (davvero irripetibile!) di stare al governo con un condannato in via definitiva, accetterà di riformare la Giustizia con un delinquente. Già mi vedo i vari Francesco Boccia e Stefano Fassina raccontarci che sì, va bene, il Presidente Berlusconi magari non è proprio uno stinco di santo, ma suvvia, ha preso 10 milioni di voti, ha fatto tanto per il Paese, e poi, insomma!, ce lo chiede Napolitano; questa riforma la vuole il Presidente, la vuole l’Europa, la vuole Dio e l’Italia. E poi non vorremo mica far cadere questo governo che, sì, potrebbe fare di più, ma la crisi, lo spread, la disoccupazione, le cavallette… E verranno a spiegarci la necessità di una riforma “condivisa” (con un pregiudicato!) che attueranno per “senso di responsabilità”, nonché dell’urgenza della separazione delle carriere e della discrezionalità dell’azione penale (in onore a un altro illustre condannato), con buona pace di chi, da ormai anni, ci mette in guardia sui loro pericoli. Oltre, ovviamente, al depotenziamento delle intercettazioni, alla responsabilità civile dei magistrati, alle limitazioni alla stampa; molti di questi concetti, fra l’altro, sono stati già lodati dal recidivo Violante.

Immaginatevi un qualsiasi Paese democratico, dove si dimostra che uno dei leader di un governo di coalizione è un evasore fiscale, e ci sono forti prove che possa essere anche un frequentatore di prostitute minorenni e che abbia costretto, tramite il suo potere, una Questura ad andare contro le regole. Che cosa succederebbe agli altri leader? Non ne prenderebbero subito le distanze? Non lo espellerebbero dalla coalizione? Non sentirebbero il cattivo odore, e non si scanserebbero alla prima occasione per evitare di venirne contaminati? Bene. Torniamo ora in Italia, dove i big del principale partito di coalizione stanno freneticamente snocciolando rosari e accendendo ceri affinché il loro alleato di governo, condannato a 4 anni per evasione fiscale, non li abbandoni e resti all’esecutivo per riformare la Giustizia insieme.

Vi prego, anzi vi supplico: smettetela di recitare la parte di Fantozzi. Visto che non avete amor proprio, reagite almeno per noi che, nostra maxima culpa!, vi abbiamo votato. Dimostratemi che mi sbaglio. Le dichiarazioni di oggi di Epifani lascerebbero ben sperare, ma da sole non bastano. Contradditemi con dei fatti concreti.

PS. Se Napolitano dà la grazia all’evasore, voterò M5S, convincendo tutti quelli che conosco a fare altrettanto.

* Jacopo abita a New York ormai dal 2006, e lavora come analista finanziario in una delle maggiori società di gestione del risparmio americane. Ha conseguito una laurea in Discipline Economiche e Sociali presso l’università Bocconi nel 2001, e ha lasciato l’Italia quattro anni dopo per prendere un master in Ingegneria Finanziaria presso l’Università di California a Berkeley. Intenzionato all’inizio a tornare, ha poi deciso di restare negli USA dopo aver constatato le migliori opportunità di lavoro disponibili in questo Paese. Frequenta il Circolo PD di New York, anche se dice che non riprendera’ la tessera. Speriamo di convincerlo a cambiare idea.

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